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I 350 EURO DI WELFARE PER I DIPENDENTI DELLA SANITA’ DESTINATI SOLO A CATENE E ONLINE

Patrizio Bertin (Confcommercio Veneto e Padova): “La norma regionale che regola questi interventi dovrebbe prevedere di favorire chi opera sul territorio escludendo espressamente l’online”

“Pellizzari si era sentito col nostro vicepresidente Riccardo Capitanio, ma noi, prima di intervenire, abbiamo scelto di verificare l’iter per poi formulare una proposta”.
A distanza di qualche giorno il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, torna sulla questione dei 350 euro di welfare destinati dalla sanità veneta ai propri dipendenti ma destinati solo a catene e on-line per ribadire un concetto: “Se non c’è una comune condivisione del problema della desertificazione dei centri cittadini (desertificazione che passa anche, forse soprattutto, dalla progressiva chiusura dei negozi) è difficile che le città restino quelle che sono e che vogliamo continuino ad essere, ovvero luoghi dove si “vive”, non solo si dorme. Però bisognerebbe remare tutti nella medesima direzione, invece sembra non sia così”.

Forse vale la pena ricapitolare la questione: un accordo valido per l’Ulss 6 Euganea, l’Ulss 5 Polesana, l’Azienda Ospedaliera di Padova, l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) e l’Azienda Zero prevede un benefit di 350 euro esentasse per ognuno dei circa 20mila dipendenti. Questo significa che stiamo parlando di una cifra valutabile in almeno 7 milioni di euro.

“La negatività della cosa – conferma Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova e vicepresidente di Confcommercio Padovaho potuto verificarla personalmente in uno dei miei negozi dove un cliente, un medico, si era presentato per poter usufruire del bonus, convinto che anche i negozi di vicinato fossero abilitati”.
Invece no: il bonus è spendibile solo nei supermercati, in talune catene di occhialeria, di calzature e di elettronica, in una catena di librerie, in un’altra di alimenti bio e negli store di un grande magazzino e in qualche bar. Negozi di prossimità? Manco per idea.

Eppure il bonus di 350 euro, erogato in buoni acquisto totalmente esentasse, arriva grazie ad una Legge regionale, la 26/2024, che permette alle aziende del SSR di incrementare i fondi contrattuali fino al 2% del monte salari 2018. I buoni sono stati caricati automaticamente su piattaforma digitale ed erano utilizzabili dallo scorso 22 dicembre e hanno validità fino al 30 novembre 2026, sia negli esercizi convenzionati che online. Ed è quest’ultimo aspetto che, secondo Confcommercio, merita di essere modificato.

“Vedersi non considerati solo per il fatto di non essere una "catena" di negozi di occhiali - commenta Renzo Colombo, presidente degli ottici e optometristi di Confcommercio Padova - oltre che rappresentare un potenziale danno economico svilisce la nostra professionalità, sacrificata sull'altare di un accordo che premia i "grandi" sottraendo risorse prodotte dal territorio e che meriterebbero di essere reinvestite sul territorio".

Ma torniamo alla procedura.
Azienda Zero – sottolineano in Confcommercio Padova – ha stipulato una convenzione con una società che è stata preferita in un lotto di nove che hanno fatto una loro offerta. Tra queste, purtroppo, non figurava la piattaforma Tre Cuori alla quale facciamo riferimento e che si propone come welfare a “Km zero” e alla quale aderiscono le nostre imprese”.

Cosa sia il welfare di TreCuori lo riassume il direttore generale della stessa piattaforma, Alberto Fraticelli: “Tre Cuori fa evolvere il welfare aziendale in welfare territoriale, permettendo di spendere presso i negozi locali, senza che questi debbano sostenere alcun costo. I dati del primo semestre 2025, quindi dati "sottostimati", nel senso che quelli di fine anno, una volta che saranno contabilizzati, risulteranno significativamente maggiori, dicono che i fornitori (ovvero i negozi, i professionisti, ecc) in provincia di Padova che hanno incassato spese welfare TreCuori sono 2.349 per un valore di 12,5 milioni di euro, mentre in tutto il Veneto siamo a quota 10.006 per 71,5 milioni di euro”.
Di più:
le aziende che in Veneto hanno dato welfare TreCuori ai propri collaboratori sono oltre 2.000, mentre i lavoratori residenti in Veneto che hanno ricevuto welfare benefit dai propri datori di lavoro sono oltre 59.000.

“Come si dice: cosa fatta capo ha – chiosa il presidente Bertin – però questo “incidente di percorso” io voglio credere possa produrre qualcosa di positivo. Se ad esempio la norma regionale che regola gli interventi attribuisse un punteggio maggiore tra quanti concorrono a chi opera sul territorio escludendo, nel contempo, l'e-commerce, sarebbe un passo avanti considerevole per reinvestire sui negozi del territorio quanto invece finisce in Irlanda o negli Stati Uniti. Su questo penso vorranno convenire anche i Sindacati dei lavoratori con i quali collaboriamo molto positivamente negli Enti Bilaterali e che giustamente hanno salutato con favore il fatto che per la prima volta viene esteso anche al settore pubblico un modello di welfare aziendale già sperimentato da anni nel privato, con benefici diretti sia per i lavoratori sia per le aziende sanitarie. Noi, semplicemente diciamo: bene il welfare aziendale, meglio se speso in loco".

PADOVA 5 GENNAIO 2026