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20/07/2012 - Stop ai ricorsi compilativi: Cassazione

Stop ai ricorsi compilativi: Cassazione

Con Ordinanza 19 luglio 2012 n. 12580 la Corte di Cassazione ha chiarito che i ricorsi dell'Agenzia delle Entrate c.d. "compilativi", che riproducono stralci dell'accertamento giudiziario senza fornire una descrizione precisa dei fatti, sono da considerarsi inammissibili.

Secondo la Suprema Corte, "la pedissequa riproduzione dell'intero letterale contenuto negli atti processuali è, per un verso, del tutto superflua (.), per altro verso, è inidonea a tener il luogo della sintetica esposizione dei fatti".

 

Detraibilità IVA auto ad uso promiscuo: Cassazione

Con Sentenza 13 luglio 2012, n. 11943, la Corte di Cassazione ha chiarito che la detraibilità dell'IVA delle auto aziendali ad uso promiscuo è legittima solo nel caso in cui sia dimostrata l'inerenza con l'attività d'impresa.

La Suprema Corte, in base agli artt. 4, comma 2, n. 1) e 19, D.P.R. n. 633/1972, oltre che alla direttiva 17 maggio 1977 n. 77/388/CEE, ha ritenuto che "in ordine agli acquisti di beni ed in generale alle operazioni passive occorre accertare, ai fini della detraibilità dell'imposta, che ricorra l'effettiva inerenza all'esercizio dell'impresa, cioè il loro compimento in stretta connessione con le finalità imprenditoriali".

L'utilizzo degli autoveicoli anche per fini privati infatti non fa venir meno il requisito dell'inerenza; tuttavia restano ferme le limitazioni al diritto di detrazione all'IVA assolta per l'acquisto, manutenzione e gestione degli automezzi.

 

Versamenti contributivi: il ravvedimento operoso non cancella il reato

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 28989 del 18 luglio 2012, ha chiarito che qualora il datore di lavoro non provveda ad effettuare i versamenti contributivi all'INPS nei termini previsti, ma vi adempia in ritardo senza attendere la diffida ad adempiere, non è passibile di pena, ma il reato è comunque riconosciuto.

Nel particolare, la Suprema Corte ha precisato che il datore di lavoro che mediante ravvedimento operoso provvede a versare i contributi in ritardo non può chiedere l'"assoluzione piena": la possibilità di non punibilità del reato prevista dall'articolo 2, comma 1-bis del DL n. 463/1983 deve leggersi nel senso che il reato si configura comunque, ma l'azione riparatrice del datore di lavoro rende lo stesso non punibile.

 

Il datore non può impedire di lavorare al dipendente che termina la malattia

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 12501 del 19 luglio 2012, ha affermato che il datore di lavoro che rifiuta la prestazione lavorativa del dipendente al rientro dopo una malattia è da ritenersi inadempiente.

Nel caso in specie, la lavoratrice dopo un'assenza durata mesi ha chiesto una visita medica che ha sancito il miglioramento delle condizioni fisiche, tale da permetterne il rientro al lavoro: di conseguenza, la lavoratrice ha chiesto il rientro anticipato al lavoro. Il datore, negato il permesso, ha inoltre decurtato la sua retribuzione, ma illegittimamente. La Suprema Corte, infatti, ha disposto che la lavoratrice aveva diritto a rientrare al lavoro e il datore di lavoro, che non poteva negarle tale diritto, ora è costretto a risarcire la lavoratrice.

 

Sgravio contribuivo premi 2009: modalità di recupero dell'agevolazione

Con il Messaggio n. 12125 del 19 luglio 2012, l'INPS interviene nuovamente in merito allo sgravio contributivo a favore della contrattazione di secondo livello ai sensi del Decreto interministeriale 3 agosto 2011 e in particolare fornisce le modalità operative per la fruizione del beneficio contributivo.

Alle aziende alle quali l'Istituto ha concesso lo sgravio contributivo per l'anno 2010, l'Ente attribuisce il Codice di Autorizzazione "9D"; tra le altre cose l'INPS fornisce chiarimenti in merito alla concessione dello sgravio per le aziende che versano contribuzione anche alle gestioni "ex INPDAP" nonché "ex ENPALS".