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10/07/2013 - Credito d'imposta sui redditi prodotti all'estero: Risoluzione Agenzia delle Entrate

Credito d'imposta sui redditi prodotti all'estero: Risoluzione Agenzia delle Entrate

Con Risoluzione 8 luglio 2013, n. 48, l'Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla determinazione del credito d'imposta per i lavoratori impiegati all'estero ma residenti in Italia (art. 165, TUIR).

In particolare, l'Amministrazione finanziaria ha precisato che:

  • la residenza in Italia implica l'assoggettamento alla imposte del nostro Paese, nonostante i redditi vengano prodotti all'estero (art. 3, TUIR);
  • l'art. 165, TUIR prevede che, ai fini della determinazione del credito d'imposta, le imposte pagate all'estero devono essere "ridotte in proporzione al rapporto tra la retribuzione convenzionale determinata ex articolo 51, comma 8-bis, del TUIR ed il reddito di lavoro dipendente che sarebbe stato tassabile in via ordinaria - e non in misura convenzionale - in Italia".

Costituisce elusione fiscale non versare e contemporaneamente dedurre i canoni d'affitto d'azienda

Con Ordinanza 25 giugno 2013, n. 15968, la Corte di Cassazione ha chiarito che il mancato versamento dei canoni di affitto dell'azienda e la deduzione degli stessi costituisce operazione elusiva nel caso in cui i soci della società conduttrice siano anche soci della società locatrice, ovvero nel caso in cui vi siano stretti rapporti di contiguità tra le parti contrattuali (nel caso di specie, parentela).

La società conduttrice poteva, infatti, dedurre dal proprio reddito l'importo dei canoni anche se non erano mai stati versati. Di conseguenza, è stato ritenuto legittimo l'avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate il quale recuperava a tassazione a titolo di sopravvenienza attiva i canoni di affitto non versati.

Licenziamento: legittimo in caso di esternalizzazione

In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione ha chiarito che qualora il datore di lavoro proceda a comminare il provvedimento espulsivo per giustificato motivo oggettivo in caso di soppressione del reparto, tale licenziamento va considerato legittimo.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 16979 del 9 luglio 2013, ha precisato che la prova fornita dal lavoratore in relazione alla sua proposta di essere ripescato come referente interno per i servizi esternalizzati, non è sufficiente ad obbligare l'azienda a riassorbirlo.

Aggiornata la procedura "TFR Azienda - Verifica Fondo Tesoreria"

Con Messaggio n. 11072 del 9 luglio 2013, l'INPS rende noto l'aggiornamento della procedura "TFR Azienda - Verifica Fondo Tesoreria" che consente la visualizzazione dei versamenti effettuati al Fondo Tesoreria e delle relative dichiarazioni.

A seguito del predetto aggiornamento è ora possibile

  • estendere la verifica all'intero periodo 2007 - 2012;
  • inserire e rielaborare tutte le variazioni/correzioni intervenute fino al 31 marzo 2013;
  • rimuovere le anomalie in precedenza segnalate.
Contestualmente è stata rilasciata anche una nuova funzionalità "TFR Azienda - Scelte Destinazione T.F.R.", che consente alle aziende di verificare per i propri dipendenti, ed in particolare per i nuovi assunti, la scelta di destinazione del TFR da questi precedentemente operata presso un'altra azienda.

Ciò al fine di evitare di richiedere al lavoratore neo assunto copia cartacea del Modello TFR1 o TFR2, relativo alla scelta effettuata durante il rapporto di lavoro precedente.

Recesso del datore giustificato dall'insubordinazione del lavoratore

In tema di licenziamento, la Corte di Cassazione ha statuito la legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente che istiga i colleghi all'insubordinazione con minacce contro i superiori, a nulla rilevando che lo stesso lavoratore sia intervenuto a difesa di una lavoratrice a suo dire assegnata a mansioni incompatibili con il suo stato di salute.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 16986 del 9 luglio 2013, ha chiarito che si configura la giusta causa per insubordinazione e la sanzione espulsiva è proporzionata, in quanto risulta irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

Cassazione: no al trasferimento del dirigente RSU senza avvallo del sindacato

Con la Sentenza n. 16981 pubblicata il 9 luglio 2013, la Corte di Cassazione interviene in merito al trasferimento di un dirigente di una Rappresentanza Sindacale Unitaria, qualora l'azienda decida di trasferire l'unità operativa di appartenenza dell'RSU.

In particolare la Suprema Corte ha precisato che basta il diniego del nulla osta da parte dell'associazione sindacale di appartenenza della RSU per bloccare il trasferimento del rappresentante dei lavoratori, anche nel caso in cui il sindacato non abbia preventivamente provveduto ad effettuare la procedura conciliativa.