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ACCORDO IN FRIULI SUI DEHORS

IN FRIULI-VENEZIA GIULIA BASTA POTERE DI VETO DELLA SOPRINTENDENZA AL POSIZIONAMENTO DI STRUTTURE MOBILI IN OCCASIONE DI MANIFESTAZIONI TEMPORANEE. 
BERTIN (ASCOM PADOVA): CI ATTENDIAMO ANALOGO ACCORDO COL MINISTERO ANCHE DA PARTE DELLA REGIONE VENETO”
Il Friuli Venezia Giulia, prima amministrazione in Italia, ha siglato con il Ministero dei Beni Culturali un accordo storico, che potrebbe fare scuola, per superare il potere di veto degli uffici ministeriali della Soprintendenza ai Beni Culturali, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti “dehors”, ovvero le strutture mobili come ombrelloni o tavolini che qualificano esercizi commerciali e manifestazioni di vario genere ma caratterizzate dalla temporalità.
Il protocollo d’intesa mira a normare una situazione complessa, che va finalmente a sanare e regolarizzare tutto il quadro delle autorizzazioni per le quali di volta in volta la Soprintendenza era chiamata ad emettere parere e relative all'utilizzo di tavolini, sedie e simili, ombrelloni o strutture di copertura che non necessitano di interventi di fissaggio al suolo, caratterizzati da temporaneità e facile chiusura/rimozione, così come il posizionamento di fioriere, divisori e simili che possono essere rimossi a fine giornata lavorativa.
Dato che l’Italia è nazione in cui ogni metro quadro di territorio ha valore archeologico, storico, artistico, paesaggistico, e nel contempo è interessato da flussi turistici rilevanti, è estremamente importante che si sia finalmente deciso di andare nella direzione della semplificazione, venendo incontro anche alle esigenze delle categorie che lavorano in questi contesti e che si trovano spesso a dover dribblare veti, imposizioni, regolamenti e controregolamenti onerosi e complessi, a volte assurdamente limitanti per gli stessi imprenditori, soprattutto quelli che hanno le attività nei centri storici.
“Il quadro di intervento di questo accordo è necessario si estenda anche a regioni contermini, come il Veneto, in città come Padova – commenta Patrizio Bertin, presidente dell’Ascom. Da anni chi lavora in centro è soggetto a limitazioni importanti e onerose, che non aiutano a promuovere il commercio e che costringono ad investimenti che poi si riflettono sui rincari per i beni e i servizi erogati, oltre a costringere chi lavora a inseguire i dettami, spesso incomprensibili e talvolta contraddittori, che non contribuiscono di certo a facilitare le attività in momenti complessi e difficili come quelli che stiamo vivendo”.

 

Padova, 16 giugno 2014