
GIU’ IL REDDITO, SU LE SPESE OBBLIGATE: LA FOTOGRAFIA DI UN’ECONOMIA IN FIBRILLAZIONE
E’ appena uscito il testo licenziato dall’ufficio studi di Confcommercio sulle previsioni delle voci di spesa per sistema paese contenente la nuova fotografia del rapporto tra consumi e spese obbligate e rivela un quadro abbastanza preoccupante.
Un dato emerge su tutti: manifatturiero e agricoltura sono in picchiata libera, come l’occupazione in costante calo, mentre il terziario si rivela come il nuovo indicatore positivo.
Basta un numero per tutti: nel 2013 il 53% dei consumi è relativo al mondo dei servizi, da cui dipende l’intero incremento totale dei consumi tra il 1992 e il 2013, connotando la nuova dimensione dei consumi che in questa terziarizzazione spinta è completamente dematerializzata.
Con un reddito procapite che scende in otto anni del 13,1%, si registra il calo dei pasti fuori casa e in casa con indicatori dal segno – 4, viaggi e vacanze con il – 3, salute -3 e abbigliamento – 6, mentre di converso salgono le spese obbligatorie ed incomprimibili, fino ad un dato record del 41%, tra cui la fetta maggiore è costituita dalla spesa per la casa che passa dal 17 al 24 % e per i carburanti e servizi per la gestione dei mezzi di trasporto.
Tra le voci destinate a crescere di più invece la fa da padrone quella riferita alla telefonia, seguita da caffè e cioccolata (forse per tirarsi su da questo scenario) e servizi finanziari ed alberghieri, parrucchieri e attrezzature per casa e giardino.
Fotografia in bianco e nero che traccia una sempre minore libertà di scelta per il cittadino – consumatore.
“E’ quello che abbiamo sempre detto e che continuiamo a ribadire da ormai troppo tempo – afferma Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Ascom Padova – la deflazione, il calo dei consumi, le scelte miopi delle amministrazioni pubbliche, leggi come lo “Sblocca Italia” che non tengono conto delle diverse realtà economiche territoriali e non sono in grado di incidere positivamente sul reale problema del sistema Paese”.
“Abbiamo già scritto – continua Bertin – che con 80 euro i cittadini hanno solo finito di pagare qualche bolletta, e l’aumento delle spese incomprimibili ne è una prova. Noi come associazione cerchiamo di attuare strategie di contenimento dei costi per le nostre aziende, aiutiamo a realizzare monitoraggi dei consumi energetici, promuoviamo operazioni di calmieramento del costo del lavoro”.
“Quello che veramente deve cambiare, e lo dimostra il dato sulle spese incomprimibili – è che l’enorme peso fiscale che grava sulle imprese di questo paese non permette di far ripartire nessuna economia, e non permette nel contempo di dare un segnale di positivo cambiamento del sistema paese”.
Padova, 11 settembre 2014
