BOLKESTEIN, MADE IN … E ACCESSO AI FONDI EUROPEI GLI ARGOMENTI DELL’INCONTRO
Toni pacati, molte informazioni, la convinzione che si possa fare di più e meglio, soprattutto grazie ad un rapporto più diretto e meno episodico tra Parlamentari europei e cittadini.
E’ stato un incontro caratterizzato da una grande partecipazione dei rappresentanti di categoria e territorio dell’Ascom quello che ha visto il presidente dell’associazione di categoria, Patrizio Bertin, confrontarsi con Flavio Zanonato, Franco Frigo, Elisabetta Gardini, Antonino Pipitone e Maurizio Bortoletti, ovvero i candidati al Parlamento Europeo che hanno accettato di intervenire ad un confronto che non ha lasciato spazio, finalmente, alla politica nazionale, per concentrasi tutto su ciò che potrebbe essere (e non è) l’Europa.
“Si è parlato di tutto – ha detto in apertura Bertin - in questa campagna elettorale fuorchè dell’argomento centrale, cioè di Europa. Noi oggi cerchiamo di porre rimedio ad un evidente eccesso di “provincialismo autolesionista” che fa sì che le decisioni prese a Bruxelles o a Strasburgo finiscano per ritorcersi contro di noi”.
E per trasferirsi dal generale al particolare Bertin ha voluto rivolgere solo tre domande (ma di peso) ai candidati che, al di là delle ovvie differenziazioni di partito, hanno evidenziato come, in Europa, sia più il gioco di squadra nazionale quello che conta veramente rispetto agli schieramenti politici.
Così è stato per la famigerata direttiva Bolkestein, accolta quasi acriticamente dall’Italia e frutto di mille problemi per diverse categorie alle prese con una liberalizzazione che non ha tenuto conto delle nostre tradizioni.
Analogo ragionamento per il “made in …”, oggi finalmente incanalato su un binario a noi più favorevole e che, come hanno sottolineato un po’ tutti i candidati, dovrebbe poter vedere una sua definizione nel semestre di presidenza italiano.
“Purtroppo – hanno rilevato più voci – ciò che per noi è decisivo (ovvero l’individuazione precisa dell’origine del prodotto e non la sua imitazione) non lo è in altri Paesi che anzi hanno tutto interesse a tergiversare”.
Certo, molte responsabilità stanno anche al di qua delle Alpi nel senso che spesso e volentieri ci facciamo male da soli aggravando le direttive (il Sistri ne è un esempio clamoroso) o mancando di cogliere le opportunità (com’è il caso dei fondi europei utilizzati per meno del 50 per cento).
Padova, 22 maggio 2014
