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L'ASCOM E LE APERTURE FESTIVE

IL GOVERNO DECIDA SE VUOLE MANTENERE VIVE LE CITTA’ O VUOLE SVUOTARLE FACENDO CHIUDERE I NEGOZI UNO DOPO L’ALTRO
Predicano bene, ma razzolano male. O meglio: predicano bene nei loro Paesi, ma razzolano male in quelli degli altri.
“In Austria e Germania – attacca Patrizio Bertin, vicepresidente vicario dell’Ascom Confcommercio di Padova – Billa non solo chiude la domenica, ma tiene le serrande abbassate fin dal mezzogiorno del sabato. Qui apre anche a Pasqua, salvo poi dichiarare che devolverà in beneficenza i guadagni della giornata. Sia chiaro: i guadagni (cifra alquanto incerta e soggetta a valutazioni di vario genere) e non gli incassi che si sarebbero potuti documentare”.
Non è intervenuto nei giorni “caldi” di Pasqua e Pasquetta il vicepresidente vicario dell’Ascom, ma lo fa adesso per ribadire alcune semplici questioni.
“Le aperture domenicali – mette in chiaro Bertin – erano state “vendute” dal governo Monti come il toccasana per i consumi. Aveva persino fatto una previsione: 1,2% di aumento del Pil. Non c’è stato nessun aumento ed anzi la contrazione dei consumi si è accentuata andando ad inficiare anche le vendite dei generi alimentari”.
Dunque, sotto questo profilo un oggettivo fallimento.

Ma il vero fallimento è sotto il profilo sociale. Le aperture domenicali, infatti, hanno fatto il gioco della grande distribuzione che, in questo modo, riesce a spostare gli acquisti dai negozi di vicinato alle grandi strutture di vendita.
“La qual cosa – continua Bertin – non è per nulla indolore e non solo per ciò che riguarda le casse dei piccoli commercianti, ma soprattutto per ciò che riguarda le nostre città, sempre più svuotate e sempre più in balia di degrado e malavita. E’ questo il nodo che deve risolvere il governo: o vuole che le città mantengano una loro centralità (e allora deve fare in modo che i grandi centri commerciali, rappresentati da Federdistribuzione che qualche anno fa è uscita da Confcommercio proprio perché in rotta di collisione con la nostra filosofia, non diventino i “pigliatutto” dell’economia) oppure deve dire che ha deciso di desertificarle visto che i negozi saranno costretti a chiudere uno dietro l’altro”.
Infine uno sguardo all’occupazione.
“I dipendenti " storici " della grande distribuzione – conclude Bertin - hanno subìto il lavoro domenicale e i pochi dipendenti assunti nella grande distribuzione sono quasi esclusivamente a tempo determinato (tre/sei mesi oppure contratti di otto ore settimanali)”.

 

Padova 22 aprile 2014