
L’INDAGINE DI CONFCOMMERCIO LO CONFERMA.
IL PRESIDENTE DELL’ASCOM , PATRIZIO BERTIN: “SONO DATI CHE SERVONO ALLA POLITICA: CAMBI REGISTRO E PASSI DALL’ATTENZIONE A “CHI PRODUCE” (E LO FA SEMPRE PIU’ ALL’ESTERO) A “CHI SERVE”
Se mai ci fosse stato anche il minimo dubbio, i dati presentati oggi dal Centro Studi di Confcommercio Veneto e raccolti nel primo Atlante Economico dei Comuni, lo ha spazzato via: il terziario è il settore più dinamico della nostra economia, campo di elezione dei giovani innovatori.
La ricerca, con un atteggiamento finalmente non remissivo, è andata a scovare i campi in cui ogni provincia realizza le migliori prestazioni ed ha scoperto che Padova, nonostante tutto, è una delle realtà che stanno reagendo meglio alla crisi.
Basandosi su dati del Ministero delle Finanze, la ricerca ha ribadito che la nostra realtà, più di altre, è ancorata al cosiddetto “terziario di mercato”, quella parte consistente dell’economia dei servizi prevalentemente offerti in regime di concorrenza che coprono una spazio vasto ed eterogeneo all’interno del quale si collocano tanto il commercio, quanto i trasporti, il turismo, la ricerca ad elevato impiego di tecnologia, i servizi immobiliari, le comunicazioni.
Tanto per offrire un ordine di grandezza: il settore, a livello regionale, risultava al 2012 costituito da quasi 270.000 imprese che hanno prodotto quasi 147 miliardi di euro, offerto lavoro a oltre 1 milione di persone, contribuendo in tal modo a formare il 50% del volume d’affari complessivo del sistema economico di mercato del Veneto.
Significativo il raffronto tra le dichiarazioni del 2012 con l’anno precedente.
Il terziario, nel suo complesso, ha perduto imprese ma ha incrementato il volume d’affari (il che conferma che il settore si trova in un processo di concentrazione che libera qualche piccolo spazio di domanda a favore di chi ha “resistito” sul mercato innovando, anche se si deve tenere in debito conto che a causa di costi crescenti e non comprimibili, le marginalità, cioè i guadagni, si sono ancora una volta ridimensionati).
Nel dettaglio: il commercio ha perduto l’1,31% di imprese ma ha aumentato il volume d’affari del 4,93%, il turismo ha perso lo 0,53% ma ha visto aumentare il fatturato del 4,95%, addirittura i servizi informazione e la comunicazione hanno ceduto l’1,43% in termini di imprese ma hanno aumentato del 21,37% il fatturato.
L’unico settore in controtendenza sono risultate le attività immobiliari che hanno aumentato le imprese dell’1,03% ma hanno perduto in volume d’affari: -4,17%.
Ma veniamo ai dati padovani, cominciando dal commercio al dettaglio.
Con riferimento all’anno 2012, Padova è risultata la provincia veneta con più elevata dotazione di strutture commerciali (9.766 le dichiarazioni), seguita da Venezia. Ma se consideriamo il volume d’affari la situazione cambia: passa in testa Verona, Padova rimane al secondo posto (9.167 milioni di euro) e Venezia retrocede al terzo.
Commercio all’ingrosso. Qui Padova si conferma leader assoluta occupando la prima posizione per il numero di imprese all’ingrosso insediate nel suo territorio (11.156 dichiarazioni), seguita da Treviso, Vicenza, Verona e via via le altre. Ma in termini di volume d’affari, la situazione cambia ancora una volta: Verona ha la leadership, seguita da Padova (11.601 milioni di euro), da Vicenza, Treviso, ecc.
Turismo. La provincia di Venezia la fa da padrona, seguita a distanza da una coppia agguerrita : Verona e Padova con la nostra provincia che supera quella veronese per il volume d’affari. Significativi i dati: 348 le strutture ricettive padovane (contro le 1.469 di Venezia e le 868 di Verona), con un fatturato di 572 milioni di euro (Padova) contro i 954 milioni di Venezia ed i 458 milioni di Verona.
Val la pena sottolineare che le tre province da sole producono quasi il 70% del volume d’affari complessivo del turismo regionale con poco meno del 60% delle strutture.
Se invece prendiamo in esame la sola ristorazione, ferma la leadership di Venezia, Vicenza balza al secondo posto come volume d’affari, seguita da Verona e da Padova.
Sempre con riferimento al poliedrico comparto turistico Padova è leader (per numero e fatturati) per ciò che riguarda noleggio, agenzie di viaggio a attività di supporto: 3.006 le dichiarazioni per 1.599 milioni di euro.
Più debole invece il settore delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento che vanta 911 attività (3° posto regionale) e 179 milioni di fatturato (4° posto).
Auto: un settore sostanzialmente fermo con Padova che stacca il biglietto della seconda piazza sia per numero di attività (1.860) che per volume d’affari (2.078 milioni di euro).
Ancora un primato padovano nel trasporto e magazzinaggio con ben 2.687 dichiarazioni ma con un fatturato di 1.267 milioni di euro (terzo posto dopo Venezia e Verona).
Servizi di informazione e comunicazione. Questo segmento include la produzione e la distribuzione di informazioni e prodotti culturali, la gestione dei mezzi per la trasmissione e per la distribuzione di tali prodotti, nonché le attività relative alla trasmissione di dati e comunicazioni, le attività relative all'information technology (tecnologie dell'informatica) e le attività di altri servizi di informazione.
Settore dalla crescita turbolenta (con il + 21,37% di incremento del volume d’affari nel biennio 2011-2012 è, infatti, al primo posto), vede Padova in vetta per numero di imprese (2.231) e al secondo posto (dopo Treviso) per fatturato (1.034 milioni di euro).
La crisi che ha investito il settore immobiliare non riduce i numeri del comparto ed anzi conferma per Padova una leadership in quanto a fatturato (1.016 milioni di euro) ed un secondo posto in regione con 6.908 dichiarazioni.
Padova prima anche per numero di attività in finanziarie e assicurative (1.241 dichiarazioni), ma solo quarta per volume d’affari (610 milioni).
Infine le attività professionali e scientifiche che ci vedono in testa per attività (12.069) e secondi per fatturato (1.499 milioni di euro).
“L’indagine – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – documenta ciò che in questi giorni abbiamo cercato di far capire ai candidati nel corso della campagna elettorale, ovvero che il 50% del volume d’affari, del numero di imprese che lo hanno prodotto e dell’occupazione complessivamente offerta all’interno dell’economia delle produzioni e dei servizi è rappresentato, nel Veneto, dal terziario di mercato”.
“Questo significa – prosegue Bertin – che è tempo di cambiare registro spostando l’attenzione della politica da “chi produce” (e lo fa sempre di più all’estero) a “chi serve”. Un atteggiamento che in altri Paesi sta già avvenendo, dove la cosiddetta “politica di coesione” si è definitivamente aperta ai servizi. Di questo ne stanno approfittando la Spagna, la Francia, i nuovi Paesi dell’Est e perfino la Grecia e noi, che ne avremmo tutte le possibilità, continuiamo a scontare un deficit culturale legato a vecchi schemi che non hanno più motivo di esistere”.
Padova, 27 maggio 2014
