IL PRESIDENTE DELL’ASCOM CONFCOMMERCIO DI PADOVA, PATRIZIO BERTIN: “ALL’ECO-MOSTRO METTIAMO DEFINITIVAMENTE UNA PIETRA SOPRA”
Di Veneto City se ne parla da ormai più di dieci anni.
“Ed è proprio per questo che sarebbe tempo di mettere una pietra sopra all’eco-mostro che si vorrebbe far sorgere a metà strada tra Venezia e Padova e che raggiungerebbe un unico risultato: quello di danneggiare ancora di più il già compromesso equilibrio idrogeologico del nostro territorio”.
All’Ascom Confcommercio di Padova hanno sempre avversato il mega progetto, organizzando incontri e manifestazioni ed intervenendo pubblicamente mettendo in guardia da un’iniziativa dai contorni sempre un tantino indefiniti ma dalle prospettive inquietanti. Sia che si valuti esclusivamente l’impatto ambientale sia che si tema per una proliferazione di mega centri commerciali che avrebbero il potere di desertificare città e centri più piccoli in un’area di almeno cento chilometri.
“Il Veneto delle grandi opere – dichiara Patrizio Bertin – è in evidente difficoltà. Le inchieste di questi giorni hanno svelato un intreccio tra politica e affari che mette una seria ipoteca non solo sul pregresso ma anche sul progettato”.
Il monito di Bertin non lascia scampo.
“Pur senza voler gettare la croce addosso a nessuno – continua il presidente dell’Ascom di Padova – è palese che dall’Expo al Mose il “fil rouge” che lega tutte le inchieste siano gli stretti rapporti tra politica e costruttori. Voler insistere con un progetto come quello di Veneto City, peraltro fieramente avversato dalla popolazione, sul quale pendono ricorsi (uno dei quali è nostro) sembra, a questo punto, più l’accanimento terapeutico nei confronti di un’opera “nata morta” che, se dovesse partire con i cantieri, avrebbe grandissime probabilità di non vedere la luce”.
Insomma una colata di cemento inutile, una pura speculazione immobiliare, ancor più oggi in un quadro economico fortemente in crisi e con il rischio, visto i tempi che corrono,.di “false partenze” che lascerebbero sul terreno incompiute colossali di cui il Veneto non ha certo bisogno.
“In tutti questi anni – aggiunge Bertin – i promotori di Veneto City hanno cercato di convincerci della bontà del progetto che vorrebbero sviluppato su 718mila mq distribuiti tra hotel, negozi ed uffici. All’inizio, convinti che tutti fossero dalla loro parte, non si erano preoccupati più di tanto di “abbellire” l’eco-mostro. Poi, constatata l’opposizione, hanno corretto il tiro prevedendo ben 415 mila mq di verde e 60 mila di Parco Scientifico. Hanno persino pensato di proporre uno sky line che richiamasse i Colli Euganei e le “bricole” lagunari e hanno promesso geotermia e fotovoltaico a go-go quasi che una pennellata di sostenibilità ambientale potesse distogliere dalla “mission” del progetto: speculare sul territorio”.
“I promotori di Veneto City – conclude il presidente dell’Ascom – in tutti questi anni hanno cercato di convincere chi non aveva interessi diretti nella mega operazione della bontà della propria proposta per attirare imprese, professionisti ed attività commerciali in un contesto che, nei loro auspici, avrebbe dovuto diventare il nuovo cuore economico di una vasta area tra Padova, Venezia e Treviso. Adesso che il sistema è andato in fibrillazione direi che per Veneto City non esistono altre parole che “game over”!
Padova 16 giugno 2014
