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LUNEDI 11 GENNAIO ASCOM E APPE STENDERANNO UN TAPPETO NERO DAVANTI ALLA PREFETTURA


LUNEDI' 11 GENNAIO ALLE 11, CONFCOMMERCIO (ASCOM E APPE) DAVANTI ALLA PREFETTURA STENDERA' UN TAPPETO NERO PER RICHIAMARE L'ATTENZIONE SU UNA SITUAZIONE ORMAI INSOSTENIBILE PER BAR, RISTORANTI, ALBERGHI E NEGOZI.
"IN UNO STILLICIDIO DI GIALLI, ARANCIONI E ROSSI, IL NERO E' IL COLORE DEL NOSTRO FUTURO SE NON AVREMO RISTORI IMMEDIATI E CONGRUI"

Vedono nero. Nel loro futuro di imprenditori e in quello dei loro dipendenti.

"Senza sottovalutare la gravissima situazione sanitaria che richiede risposte dolorose - sostengono i vertici delle organizzazioni di Confcommercio - ma nemmeno sottovalutando ciò che potrà accadere da qui a qualche settimana se i ristori non arriveranno subito e in misura congrua. Perchè non è logico, nè giusto, che la crisi da Covid 19 ricada solo su alcune categorie che hanno la sfortuna di rappresentare l'aspetto "sociale" delle nostre comunità, vale a dire bar, ristoranti, alberghi e negozi".

E allora, per mettere insieme le due cose (attenzione massima al contagio e attenzione massima ad un'economia che rischia di non risollevarsi) Ascom e Appe hanno scelto, nonostante il disagio e la rabbia montante degli associati, la strada della manifestazione simbolica, pacifica e controllata, senza assembramenti e nel massimo rispetto delle istituzioni.

"Ma non per questo meno significativa - spiega Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto e di Ascom Padova - perchè sarà proprio il colore nero, evoluzione drammatica di questo stillicidio di gialli, arancioni e rossi che rappresenterà il nostro stato d'animo e, al tempo stesso, la nostra preoccupazione per il futuro".

Ecco allora che lunedì prossimo, 11 gennaio, alle ore 11, davanti a Palazzo Santo Stefano, sede della Prefettura, organo territoriale del governo, le associazioni di Confcommercio stenderanno un tappeto nero che dall'arco d'ingresso del palazzo arriverà fino alla tomba di Antenore. Una simbologia nella simbologia: il drappo nero, segno di enorme preoccupazione delle imprese, che diventa richiesta al governo di rifondere perdite di cui si è persino perso il conto in questi mesi di stressanti "stop & go" spesso senza senso e, al tempo stesso, speranza di "rifondazione" di un'economia padovana che conta molto sulle attività del terziario per riprendere un cammino che la pandemia sta seriamente minacciando e che l'assenza di sostegni degni di questo nome da parte del governo sta portando verso una quantità di possibili chiusure con gravi rischi per la tenuta sociale.

"In questi mesi - aggiunge Filippo Segato, segretario dell'Appe - abbiamo sempre cercato, con spirito di collaborazione, di ottemperare a tutti i dettati dei DPCM e dei decreti, convinti che la salute sia un bene primario e che il rispetto delle norme equivalga a possibilità di lavorare. Invece siamo stati penalizzati ben oltre il lecito. Adesso la misura è colma: o chi è stato "chiuso per legge" viene rifuso, e in fretta, o la disperazione prenderà il sopravvento".
Dunque, una sorta di ultimo appello ad una politica distratta che il presidente Bertin riassume in una battuta: "Mentre qui si rischiano migliaia di posti di lavoro tra titolari e dipendenti, a Roma, nei luoghi del potere, si continua a pensare più alle poltrone (proprie) che al futuro (dei cittadini)!"

Padova, 9 gennaio 2021