ASSONIDI ASCOM CONFCOMMERCIO: “LA CHIUSURA DEI NOSTRI CENTRI PER L’INFANZIA UN DANNO PER I BAMBINI MA ANCHE PER LE DONNE”.
E PARTE LA MOBILITAZIONE CHE, IN POCHE ORE, RAGGIUNGE 26MILA PERSONE SU FACEBOOK E PIU' DI 38MILA FIRME A SOSTEGNO DI UNA PETIZIONE PER LA RIAPERTURA
In poche ore 26mila condivisioni. Da tutta Italia. Per denunciare che, quasi sempre ma questa volta ancora di più, sono (purtroppo) “prima le donne e i bambini” quelli che ci rimettono.
Assonidi Ascom Confcommercio scende in campo a fianco delle proprie strutture associate per dire che così non è più possibile andare avanti.
“Loro – scrivono riferendosi ai “loro” bambini - le regole le hanno seguite; loro le regole le hanno imparate; loro si fermano, si levano le scarpe e le mettono nella loro bustina; loro attendono il loro turno per provarsi la febbre; loro vanno in bagno a lavarsi le mani”.
“Noi – e “noi” sono i nidi rappresentati - abbiamo applicato tutti i protocolli; noi abbiamo comprato il gel sanificante; noi abbiamo comprato i termometri; noi abbiamo assunto personale in più; noi abbiamo investito molti soldi”.
Di fronte a tutto questo – chiedono a chi ci governa – “voi cosa avete fatto? Voi, nonostante tutto ciò, alla fine ci avete chiuso. Per cui non staremo fermi, anche perché i bambini meritano di più e qualcuno deve proteggerli e deve dar loro voce, costi quel che costi!”.
“I nostri nidi – commenta Elisabetta Rampazzo, presidente di Assonidi Ascom Confcommercio Padova – sono sicuri e lo testimonia il cartello che in molte abbiamo rilanciato su Facebook con l’obiettivo di dire chiaramente cosa succede nei nostri centri d’infanzia e lo testimonia la raccolta di firme che il nostro livello nazionale ha promosso, ottenendo già quasi 36mila sottoscrizioni”.
E il cartello, che fa riferimento al centro infanzia della vicepresidente Elisa Pisani, dice chiaramente che su 47 bambini c’è stato solo un caso Covid (peraltro probabile falso positivo); che su un totale di 8 dipendenti a tempo indeterminato e di 2 a tempo determinato il totale dei casi Covid è stato uno ad ottobre (bolla chiusa e zero contagi), uno a metà dicembre (cuoco, nessuna chiusura, nessun contagio) e uno scoperto a gennaio con sierologico (nessun focolaio collegato. E adesso tutti vaccinati!
“Venerdì – spiega Pisani - abbiamo detto noi ai bambini che non potevano venire a scuola lunedì, e io i loro occhi li ho visti: mi fissavano in maniera profonda, smarriti, alcuni con le lacrime, altri forse ancora troppo piccoli per capire a pieno che stava succedendo di nuovo. Se avessimo la certezza che fossero solo due settimane di chiusura, non saremmo qui a protestare e farci sentire, ma ormai abbiamo perso fiducia nelle istituzioni, vista la grande scottatura presa lo scorso anno”.
Ma non ci sono solo i bambini.
“E’ chiaro – conclude Rampazzo – che se i piccoli sono le prime vittime di questo assurdo stato di cose, immediatamente dopo ci sono le donne che lavorano e che, nelle nostre strutture, trovano un sostegno ed un aiuto indispensabile. Per cui sono due le vittime di una scelta che è del tutto fuori luogo visto che i bambini da zero a sei anni non si assembrano, i bambini sono rispettosi delle regole, i bambini ci chiedono perché non possono incontrarsi coi loro amichetti e noi e le mamme facciamo fatica a rispondere”.
PADOVA 16 MARZO 2021
