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TRA NEGOZI CHE CESSANO L'ATTIVITA' E NEGOZI CHE RIMANGONO SFITTI, NEL 2035 ANCHE PADOVA POTREBBE DIVENTARE UNA "CITTA' FANTASMA"


Patrizio Bertin (Confcommercio Padova): "La desertificazione è un problema economico che diventa sociale e di coesione. Servono interventi efficaci e tempestivi"

Se non fosse che di guerre "vere" ce ne sono più di una, verrebbe quasi da dire che i dati sulla desertificazione dei negozi, anche per Padova, è "un bollettino di guerra".
A certificare come negli ultimi 13 anni il tessuto commerciale italiano abbia subito una contrazione profonda con più di 156mila attività al dettaglio, tra negozi e ambulanti che hanno cessato l’attività è il rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentato questa mattina a Roma. Un fenomeno particolarmente visibile nei centri storici e nei piccoli comuni, dove la perdita di imprese incide non solo sull’economia locale ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani.

Un ulteriore elemento critico riguarda i circa 105mila locali commerciali oggi sfitti, un quarto dei quali inutilizzati da oltre un anno.
In numeri assoluti il Veneto, seconda regione d'Italia, conta 9.118 negozi sfitti, il 18,5% rispetto alla rete distributiva commerciale. Sono invece 9.447 i negozi sfitti lombardi (è il dato maggiore) anche se la percentuale è di poco superiore al 10%. Il primato, per nulla invidiabile, spetta alla Valle d'Aosta dove i negozi sfitti raggiungono la percentuale del 28,1%.

"E' evidente - commenta il presidente di Confcommercio Veneto e Padova, Patrizio Bertin - che in assenza di interventi mirati, la situazione rischia di peggiorare".
E mica di poco. Le stime indicano che entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114mila imprese del settore, pari a oltre un quinto di quelle ancora attive. Per molte città medio-grandi del Centro-Nord, dove la densità commerciale sta diminuendo rapidamente, l’impatto sarebbe particolarmente grave.
Qualche dettaglio: dal 2012 al 2025 i distributori di carburanti sono diminuiti del 42,5%; i negozi di libri e giocattoli del 32,6%; l’alimentare del 17,6%; i negozi di mobili e ferramenta del 35,9%, quelli di abbigliamento e calzature del 36,9% mentre gli ambulanti sono scesi del 29,7% e i bar del 21,1%.
Per contro hanno registrato un saldo positivo i negozi di computer e telefonia (+7,9%); le farmacie (+9,8%); fino ad arrivare all'iperbolico +184,4% dei B&B; al 35,0% dei ristoranti e al +14,4% di rosticcerie, pasticcerie e gelaterie.
Cosa possa succedere, in assenza di nuove politiche di rigenerazione urbana, lo dice una proiezione dello stesso Ufficio Studi di Confcommercio che da qui al 2035 vede per i bar un -17,7% e per gli alberghi un -8,7%; mentre valuta in un +15,5% la crescita dei ristoranti e in un +81,9% quello dei B&B.

Ma veniamo a Padova città dove la moria dei negozi continua. Nei 12 anni che andavano dal 2012 al 2024 il saldo negativo tra aperture e chiusure segnava 401. Il dato aggiornato al 2025 sale a 421 e non c'è ambito commerciale che non subisca un arretramento fatti salvi l'e-commerce, il settore computer e telefonia e, in parte, il comparto della ristorazione.
Le 1.051 imprese che animavano il centro cittadino nel 2012 sono diventate 862 nel 2025 e le 1.121 che popolavano i quartieri 13 anni fa sono adesso 889. Persino i bar hanno dovuto restringere la loro presenza. Erano 320 in centro e 254 nei quartieri nel 2012; adesso sono 237 in centro e 192 in periferia. Va un po' meglio per i ristoranti che nel 2012 erano 162 in centro e 161 nei quartieri e nel 2025 sono 196 in centro e 180 nei quartieri. Stabili rosticcerie, pasticcerie e gelaterie che da 90 in centro e 150 fuori sono diventate 95 in centro e 149 fuori.

Chi però ha subito la contrazione maggiore sono mobili e ferramenta che da 116 (centro) e 101 (non centro) diventano 61 e 87; abbigliamento e calzature che da 222 (centro) e 116 (non centro), diventano 139 e 70. Ridotti al lumicino i distributori di carburanti: se in centro, anche per le norme che regolano queste attività, sono passati da 10 a 7, nel resto del comune sono diventati 22 rispetto ai 57 di 13 anni fa.

"La desertificazione dei negozi - commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin - è certamente un problema economico che diventa problema sociale e di coesione: ogni saracinesca che si abbassa, ogni vetrina che si spegne significa meno sicurezza, meno servizi, meno attrattività e meno socialità in città. Lo andiamo dicendo da tempo e il lavoro del nostro Ufficio Studi confederale lo conferma: senza efficaci e tempestivi interventi di rigenerazione urbana, entro il 2035 rischiamo che anche Padova possa diventare una "città fantasma".

"Ovviamente - continua Bertin - nessuno ha in mano la bacchetta magica però, se vogliamo scongiurare questa prospettiva, servono politiche nazionali e strategie condivise tra istituzioni, imprese e territori capaci di coniugare competitività, sostenibilità e qualità della vita. Ma soprattutto, è necessario sostenere il commercio di prossimità con politiche fiscali meno vessatorie, un accesso al credito più facile, meno farraginoso e meno costoso e misure ad hoc per affrontare la transizione economica. E poi va affrontata con decisione la questione dei negozi sfitti. Quegli oltre 9mila locali che in Veneto rimangono in una sorta di limbo, sono una potenzialità non espressa. Riqualificarli richiede collaborazione con le controparti interessate e gli Enti locali ma anche una politica fiscale (leggasi, ad esempio, cedolare secca anche per i negozi) può fare molto al riguardo".

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PADOVA 12 MARZO 2026