
La preoccupazione del presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, per gli effetti della crisi internazionale su un tessuto commerciale alle prese con una profonda trasformazione in centro città, nei quartieri e nei comuni della provincia
“Va detto con chiarezza: non di soli negozi e ristoranti che aprono in centro vive il commercio cittadino”.
Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova, accoglie con favore le aperture, sia quelle annunciate che quelle in programma, ma avverte: “Difficile, anche se non impossibile, avere negozi che restano a lungo sfitti sul Liston; più facile vedere attività che chiudono per non riaprire e diventare magari garage già nelle vie limitrofe alle piazze, per non parlare poi dei quartieri”.
I dati, diffusi dall’Ufficio Studi di Confcommercio, sono piuttosto eloquenti: a Padova città, nei 12 anni che andavano dal 2012 al 2024 il saldo negativo tra aperture e chiusure segnava 401. Il dato aggiornato al 2025 sale a 421 e non c'è ambito commerciale che non subisca un arretramento fatti salvi l'e-commerce, il settore computer e telefonia e, in parte, il comparto della ristorazione.
Le 1.051 imprese che animavano il centro cittadino nel 2012 sono diventate 862 nel 2025 e le 1.121 che popolavano i quartieri 13 anni fa sono adesso 889.
“Siamo in presenza di una trasformazione del tessuto commerciale – continua Bertin – con le vendite online che crescono e con gli affitti brevi che si moltiplicano, mentre il fatturato dei piccoli negozi non riesce a giustificare i costi. È un cambiamento dei modelli di consumo che sta impoverendo la città intesa nel suo complesso ma anche i centri minori soffrono ed anzi, in taluni casi, rischiano di non avere più negozi di vicinato. Tutto ciò rischia di diventare una vera emergenza urbana che non può essere ignorata perché i negozi di prossimità non sono solo attività economiche: sono presidio sociale, sono sicurezza e servizi per i cittadini. Dove si spengono le vetrine si spegne anche la vita in comune”.
Serve dunque un intervento delle istituzioni: dal Governo, alle Regioni, ai Comuni.
“Se un piccolo comune come Bovolenta – annota Bertin – mette sul piatto 10mila euro per contrastare i negozi sfitti, significa che qualcosa si può fare. E se qualcosa si può fare nel piccolo, credo che molto si possa fare nel grande. Anzi, si deve fare, perché la situazione internazionale lo richiede”.
II 2026, che era cominciato con segnali molto incoraggianti per l'economia, con consumi in crescita all'1,3% a febbraio, inflazione sotto controllo, occupazione ai massimi e una previsione di Pil all'1%, non si sa più come evolverà.
“Tutto è in discussione – ammette il presidente di Confcommercio Padova – a cominciare da un probabile aumento dell’inflazione che avrebbe pesanti impatti su fiducia, consumi e investimenti. Senza dimenticare specifiche ricadute negative su alcuni comparti in particolare, come trasporti, logistica e turismo”.
“Già le nostre imprese – conclude Bertin - pagano l'elettricità quasi il 30% in più e il gas oltre il 70% in più rispetto al 2019. Se le guerre non finiscono avremo pesanti ripercussioni. Per cui un taglio delle accise di 20 giorni non può bastare: servono interventi strutturali, anche sul piano fiscale”.
PADOVA 26 MARZO 2026
