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UNA RETRIBUZIONE “GIUSTA ED EQUA” CON LA LEGGE DELEGA PREVISTA DAL GOVERNO

 

Bertin: "Ma prima del varo deve esserci il coinvolgimento delle parti sociali per contrastare i "contratti pirata" che fanno perdere anche 8mila euro annui ai lavoratori"

La data, particolarmente suggestiva, potrebbe essere quella del 1° maggio, Festa dei Lavoratori.
Per quella data, anche se non c’è nulla di ufficiale, il governo potrebbe attuare la legge delega per la retribuzione “giusta ed equa”, con l’obiettivo di superare la proposta dell’opposizione sul salario minimo.
L’ipotesi nasce dal fatto che la legge delega deve essere “messa a terra” entro il 18 aprile e, almeno sulla carta, il percorso di avvicinamento sembra lineare: individuare i contratti collettivi nazionali più applicati in termini di imprese e lavoratori e fare in modo che il trattamento economico complessivo minimo previsto da questi diventi il riferimento per garantire una retribuzione adeguata anche ai lavoratori sottopagati della stessa categoria.


“Abbiamo però qualche dubbio sia sul merito che sul metodo – conferma Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto e Padova – dal momento che non condividiamo assolutamente la convocazione, al tavolo previsto dal ministro Urso, delle sigle che sono le protagoniste dei “contratti pirata”, contratti che fanno perdere ai lavoratori anche 8 mila euro annui (ed infatti Confcommercio a quella prima riunione non c’è andata e non ci andrà neanche a quella convocata per i prossimi giorni se non cambierà la lista degli invitati) e poi perché riteniamo necessario un coinvolgimento preventivo delle parti sociali, con la richiesta al governo di condividere il testo e costruire insieme un eventuale provvedimento legislativo".


Che ci sia qualcosa che preoccupa Confcommercio è nella definizione di “contratti” che da “maggiormente rappresentativi” diventerebbero, nel testo della legge che forse il governo chiederà di prorogare, “maggiormente applicati”.
“Un cambio di direzione – continua Bertin – che non è solo linguistica perché potrebbe dare legittimità, ad esempio, a contratti come quello sui rider già nel mirino della magistratura”.
Nel merito, Confcommercio ribadisce la centralità dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, ossia quelli sottoscritti da organizzazioni dotate di precisi requisiti di rappresentatività.
“Noi chiediamo – sottolinea il presidente di Confcommercio Veneto e Padova – che tra i criteri per individuare un contratto “serio” ci siano la storicità dell’organizzazione, il numero di rapporti di lavoro regolati, l’appartenenza a organismi internazionali di rappresentanza e la presenza di sistemi di welfare consolidati all’interno della contrattazione come sono quelli attuati dai nostri Enti Bilaterali”.


“A questo punto – conclude Bertin – è evidente che un coinvolgimento diretto delle parti sociali non solo sia utile ma diventi necessario se vogliamo – e noi lo vogliamo - rafforzare la contrattazione collettiva di qualità come strada principale per tutelare il lavoro e sostenere le imprese che operano nel rispetto delle regole”.

PADOVA 8 APRILE 2026