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DAL FORUM DI CONFCOMMERCIO IN CORSO A ROMA: NEL TERZIARIO SEMPRE PIU’ OPPORTUNITA’ DI LAVORO

I posti disponibili restano (e resteranno sempre di piu’) scoperti. Gia’ oggi il 70% delle posizioni non coperte dipende dalla carenza di candidati, il 30% dalla mancanza di competenze.
Bertin (Confcom Padova): “Puntare sui giovani, le donne, i lavoratori stranieri, i senior e sull’apprendistato”.

Quasi da qui a fine giugno nella sola provincia di Padova. “Che in buona parte non saranno coperti”. Parole di , , pronunciate non più tardi della settimana scorsa a commento dei dati Unioncamere - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior. 


Adesso, a margine del Forum di Confcommercio a Villa Miani a Roma (al quale è intervenuto lo stesso Bertin col direttore generale Otello Vendramin) arrivano i dati della ricerca di Confcommercio su competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano, realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre.
Ebbene, la ricerca, in perfetta adesione con i timori di Bertin, “avvisa” che nel 2026 nel terziario italiano ci saranno fino a 275mila posizioni scoperte, oltre 200mila delle quali nei servizi e nel turismo. Un numero, il primo, destinato a crescere fino a quota 470mila entro il 2035.


“Si tratta – sottolinea il presidente di Confcom Confcommercio Padova - di un problema strutturale che dipende da più fattori: demografia, innovazione e trasformazione del lavoro e dei consumi”.
Attenzione però: non è solo una questione di quantità ma di “giusto profilo”: oggi il 70% delle posizioni scoperte – rileva la ricerca - dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra dieci anni il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%. Questo disallineamento tra le competenze richieste e quelle disponibili crescerà per diplomati e università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli ITS (Istituti Tecnologici Superiori), con un “mismatch” che resterà molto più contenuto (intorno al 23-25%), si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese.


Da non sottovalutare il fatto che aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili, con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. Fin qui il problema. Ma le soluzioni?
“Nessuno ha la bacchetta magica – riflette Bertin – però è evidente che dobbiamo puntare sui giovani, sulle donne, sui lavoratori stranieri e senior e sull’apprendistato. Come? Rafforzando gli ITS, rivedendo i percorsi universitari per renderli più coerenti con il mercato, potenziando l’orientamento, attivando una collaborazione strutturata tra scuola e imprese”.


Di sicuro un contributo, decisivo, dovrà venire anche dalle imprese.
Dovremo riprogettare i ruoli – elenca Bertin – investendo nel capitale umano, sviluppando programmi di formazione continua, valorizzando il ruolo dei fondi paritetici interprofessionali. Però è pacifico che una mano, decisiva, dovranno darcela le politiche pubbliche con una programmazione di lungo periodo e politiche mirate per accompagnare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del settore. E, soprattutto, dovranno sostenerci intervenendo su quella che il presidente nazionale Carlo Sangalli ha condensato nel neologismo “fiscocrazia”, un combinato letale tra fisco e burocrazia che fiacca anche i più motivati”.

PADOVA 15 APRILE 2026