
Bertin (Confcom Confcommercio Padova): "Per essere attrattiva la città ha bisogno di una "visione". Da costruire insieme"
“Il sogno? Continuo a credere che possa diventare realtà, anche perché, se ciò non accedesse, c’è il serio rischio che possa diventare un incubo”.
Il presidente di Confcom Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, non manca mai di analizzare le questioni quotidiane che riguardano la città e la provincia con l’occhio di chi ha la responsabilità di rappresentare quel terziario di mercato (commercio, turismo, servizi, professioni, cultura e trasporti) che è maggioritario e che, da solo, nel padovano, rappresenta oltre 67mila imprese e quasi 200mila addetti.
“Però è venuto il momento di pensare a quella che sarà la Padova del 2050”.
Bertin si proietta oltre quel 2030 che la Camera di Commercio e le categorie economiche avevano individuato, all’inizio del 2023, nel documento “Padova Hub Metropolitano” dal momento che “il 2030 è domattina”.
Questo però non significa che certe scelte strategiche non debbano essere fatte subito.
“Io non dico – continua il presidente di Confcom Padova – che il nostro modello sia la Cina dove un ponte si costruisce il due settimane, però non posso non stigmatizzare che un’Arena della Musica, da me proposta nel 2018, sia ancora né più né meno che un pio desiderio”.
Certo, le due nuove linee del tram sono un’infrastruttura importante che non mancherà di avere un impatto sulla mobilità cittadina.
“Però non è pensabile che, a fronte di auto sempre più ecologiche, si insista sul non volerle all’interno del centro cittadino mettendo in difficoltà, in tal modo, il commercio che, sulla possibilità o meno di parcheggio, individua uno degli elementi che discriminano tra il proseguire l’attività o il chiudere”.
A tal proposito, non sono passate tante settimane da quando la sua proposta di chiudere il parcheggio di piazza Insurrezione per farne una piazza “viva” (purchè venisse realizzato un parcheggio in altezza in grado di ospitare almeno 800 vetture) riscontrasse reazioni più improntate all’oggi (meno soldi nelle casse di Aps; piazza libera dalle auto) che non propedeutiche ad una visione futura della città.
“Questo del “contingente” – si rammarica il presidente – è un po’ un limite che talvolta ci impedisce di pensare in grande”.
Eppure la storia di Padova è fatta di “pensate in grande”: la scelta dei fuoriusciti da Bologna per fondare la nostra Università; i grandi della medicina che qui hanno trovato le condizioni per scoprire nuove frontiere; l’aver ingaggiato Giotto per affrescare la cappella privata da parte degli Scrovegni; il beato Luca Belludi che dà il via alla fabbrica di Sant’Antonio, ecc.
“Ma a pieno titolo, in epoca più recente, ci aggiungerei Mario Volpato e la sua intuizione che ha portato ad InfoCamere e la straordinaria mobilitazione collettiva per fare di “Urbs Picta” un sito Unesco che è diventato un volano per il nostro turismo”.
E’ quanto è avvenuto con le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 che avranno un ritorno non indifferente per un po’ tutto il territorio.
“In questi giorni caratterizzati anche dalle candidature per la Fondazione Cariparo, ente non indifferente quando si pensa al futuro della città, abbiamo registrato il sì alla fusione tra Fiera ed Interporto. Al di là delle polemiche politiche è chiaro che siamo in presenza di scelte che avrebbero meritato più che contrapposizioni, condivisione di intenti.
Lo stesso dicasi per la stazione ferroviaria che, si spera, venga interessata dai lavori per l’alta velocità o per il campus della ex caserma Piave che, a nostro giudizio, meriterebbe di essere compreso in un contesto più ampio fatto di negozi e servizi per gli studenti e i docenti”.
Ovviamente, in questa disamina del futuro, non può mancare uno sguardo al quartiere fieristico (solo Università o anche albergo e Arena della Musica?) ma per Bertin non sembra essere questa la questione di fondo.
“Una città che vuole essere attrattiva – conclude il presidente di Confcom Padova – deve “stupire”. Deve cioè poter rappresentare un luogo che per storia, cultura, offerta commerciale, servizi innovativi e, soprattutto, nuove visioni, non può non essere tra le città che una persona “deve” poter e voler visitare e dove un imprenditore vuole a tutti i costi insediare la sua impresa. Tante delle cose che ho citato le abbiamo già, forse ci manca la “visione del futuro” e a questa, se vogliamo non perdere il “treno” del 2050, bisogna pensarci oggi. Insieme”.
PADOVA 18 APRILE 2026
