
Si puo' fare anche a Padova?
Bertin (confcom confcommercio): "Impostazione condivisibile, ma da noi non solo per il centro storico"
"Vedi Napoli ... e poi copi".
Modifica il celebre detto Patrizio Bertin, presidente di Confcom Confcommercio Padova, per aderire ad un'idea dell'amministrazione del capoluogo campano in materia di affitti brevi.
"Naturalmente Napoli, vera metropoli, ha dimensioni molto più ampie di Padova - analizza il presidente - però la pressione turistica in quanto ad affitti brevi sotto il Vesuvio è più paragonabile alla nostra che non a città come Roma, Firenze o Venezia. Per cui se là hanno avuto una buona idea non vedo perchè non si possa mutuarla e fare altrettanto".
Ma in cosa consiste l'idea?
L'amministrazione guidata dal sindaco Manfredi sta pensando, in sede di variante urbanistica, ad una manovra a "doppia mandata": una nuova destinazione d'uso e l'introduzione (e sarebbe il primo caso in Italia) di una soglia di residenzialità in alcuni quartieri del centro storico, in particolare quelli rientranti nel perimetro Unesco dove, in ogni edificio, sarà necessario che almeno il 70% della superficie sia destinata alle abitazioni, lasciando il restante 30% agli affitti brevi.
"E' un'impostazione condivisibile - continua Bertin - perchè punta a rendere chiaro un principio fondamentale: la residenza deve essere prevalente se si vuole evitare l'espulsione dei residenti e, di conseguenza, anche la chiusura di tanti negozi che senza la vita "normale" delle famiglie non avrebbero più motivo di esistere".
Ecco allora che in sede di richiesta di affitto breve, a Napoli prevedono il cambio di destinazione d'uso (A/2 abitazioni di tipo turistico) e, soprattutto, il cambio sarà consentito solo se nel condominio la superficie del 30% non sia già occupata.
Al tempo stesso, i quartieri periferici che hanno una pressione turistica molto inferiore, potrebbero essere destinati ad affitti brevi.
"Su questo - aggiunge il presidente di Confcom Confcommercio Padova - la differenza dimensionale di Padova rispetto a Napoli fa sicuramente la differenza. I nostri sono quartieri ancora vitali per cui mi sentirei di sposare la proposta partenopea a metà: limite del 70% in tutto il territorio comunale così da permettere la residenza (e la vivibilità) in tutte le aree cittadine dove potrebbero trovare un alloggio, con un contratto d'affitto normale, i tanti studenti che frequentano la nostra Università e i lavoratori dei quali le nostre imprese hanno assoluto bisogno ma che fanno fatica a rimanere proprio perchè impossibilitati a trovare casa. Non mi dispiacerebbe poi se anche i comuni della cintura facessero altrettanto".
Un'idea del genere potrebbe avere riflessi anche sul mercato immobiliare?
"Non vi è dubbio - aggiunge Silvia Dell'Uomo, presidente degli agenti immobiliari della Fimaa Conf Confcommercio Padova - che una limitazione degli affitti brevi si tradurrebbe in una maggiore disponibilità di affitti normali anche se non va mai dimenticato che la destinazione ad affitto breve è anche una diretta conseguenza delle scarse tutele che hanno i proprietari di fronte ad un inquilino moroso o ad uno che non intende lasciare l'appartamento a contratto scaduto. L'altra faccia della medaglia è che, purtroppo, negli ultimi tempi abbiamo assistito a richieste di rinnovo del contratto più che raddoppiate e quando, ad esempio, la richiesta arriva ad un anziano solo, il problema diventa anche sociale".
"Certo - chiosa Bertin - una legge nazionale che non sia solo quella che ha introdotto il codice identificativo, ma che regoli gli affitti brevi e che sanzioni pesantemente l'abusivismo, sarebbe la benvenuta. Ma siccome nulla di tutto questo sembra profilarsi all'orizzonte, le amministrazioni sono chiamate, nel senso buono del termine, ad "arrangiarsi".
Ci sta provando Napoli. Potrebbe provarci anche Padova?
PADOVA 22 APRILE 2026
