
Bertin (Confcom Veneto e Padova): “Pronti per la sfida digitale, ma il commercio di vicinato ha qualcosa in piu’: la relazione col cliente”
Se 470mila abitanti della provincia di Padova con più di 14 anni che acquistano online vi sembran pochi…
“Pochi in effetti non sono visto che su una popolazione complessiva di 980 mila persone praticamente la metà, nel 2025, stimiamo abbia fatto un acquisto online, e questo deve indurci a pensare ad un commercio che non demonizza l’online ma sa conviverci, senza però perdere la propria anima”.
Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto e Padova, coglie l’importanza del report dell’Istat “Cittadini e ITC” che, accanto ai dati sulla penetrazione delle competenze digitali nei vari strati della popolazione, mette a disposizione anche quelli relativi all’utilizzo dell’online per fare acquisti.
“Nel 2021 – ricorda il presidente – quando con l’amico Manuel Faè abbiamo dato alle stampe il volume Nextgozio – Commercio al dettaglio nell’era digitale: quale futuro dopo il Covid-19”, era già chiaro che la pandemia aveva cambiato molte delle abitudini delle persone. Ma quella che allora era una tendenza, oggi è un dato consolidato”.
Da qui un imperativo: non leggere questo comportamento come una minaccia inevitabile per il commercio di prossimità che, per contro, deve essere in grado di integrarsi con l’online.
“Partiamo da un fatto – analizza Bertin - le piccole imprese del nostro territorio hanno una forza che nessuna piattaforma può replicare: la relazione con il cliente. Una relazione fatta di fiducia, di conoscenza diretta, di capacità di consigliare, direi anche si responsabilità verso la comunità. E questo è il vero patrimonio del commercio di vicinato”.
Un patrimonio che però non può più essere considerato come una rendita di posizione.
“Che il cliente sia cambiato – continua il presidente di Confcommercio Veneto e Padova – non lo scopriamo certo oggi. Oggi il cliente si informa online, confronta prodotti e prezzi e decide prima ancora di sviluppare l’intenzione di entrare in negozio”.
I dati dell’Istat lo confermano: la quota di persone comprese tra i 16 e i 74 anni che hanno competenze digitali almeno di base è pari al 54,3%, vale a dire 8,4 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente.
Va detto che in Italia, come in altri Paesi europei, le competenze digitali sono caratterizzate da forti divari associati a specifiche caratteristiche socio-culturali della popolazione.
Nel 2025 il 71,7% dei ragazzi di 20-24 anni che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi ha competenze digitali almeno di base. Una quota che scende rapidamente con l’età, per arrivare al 49,1% tra i 55-59enni e attestarsi al 27,4% tra le persone di 65-74 anni. Si può pertanto dire che in provincia di Padova siamo nell’ordine del 90% di famiglie connesse.
Più specificatamente, se guardiano all’e-commerce, va segnalato che su una popolazione con più di 14 anni che in Veneto assomma a 4,3 milioni di soggetti, 1,75 milioni ha ordinato merci e servizi negli ultimi 3 mesi; quasi mezzo milione da tre mesi ad un anno fa; mentre negli ultimi 12 mesi sono stati oltre 2,2 milioni e più di un anno fa 228mila.
Se queste sono le premesse, significa che serve un salto di qualità, concreto e misurabile.
“Dobbiamo muoverci – aggiunge Bertin - su tre direzioni di lavoro, molto chiare. La prima sono le competenze digitali diffuse per le quali serve una formazione pratica. Le imprese devono essere accompagnate a usare davvero il digitale: presenza online efficace, gestione dei canali, integrazione con il punto vendita. La seconda è l’integrazione tra negozio e tecnologia, cioè non serve trasformare tutti in e-commerce puri, ma serve mettere il digitale al servizio del negozio: prenotazioni, contatto diretto, fidelizzazione, servizi aggiuntivi. La terza infine è riconoscere il valore territoriale delle imprese. Perché di una cosa il Confcommercio siamo consapevoli: i negozi non sono solo attività economiche ma sono presidio sociale, sicurezza, vita nei quartieri e nei centri storici. Perché dove c’è commercio, c’è comunità. Dove il commercio scompare, si spegne una parte della città”.
Ecco allora che diventano indispensabili politiche coerenti: incentivi mirati alla digitalizzazione reale, non solo formale, semplificazione per chi investe, strumenti per contrastare la desertificazione commerciale.
“Non si tratta di rincorrere modelli alieni – sottolinea Bertin – ma di rafforzare ciò che ci rende unici, aggiungendo le competenze necessarie per stare dentro il cambiamento. Grazie ai molti corsi che, sull’argomento, sviluppiamo in Confcom Ascom Servizi Padova, indichiamo che il digitale non sostituisce il commercio locale però lo mette alla prova. E anche se non si tratta di una prova facile è una prova che siamo sicuramente in grado di superare usando la tecnologia, la competenza e quella capacità di relazione che da sempre distingue le nostre imprese. Perché il futuro non è meno commercio, ma è commercio più consapevole, più connesso e ancora più radicato nel territorio”.
PADOVA 24 APRILE 2026
