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ABUSIVISMO E CONTRAFFAZIONE (CHE PENALIZZANO IL 66,3% DELLE IMPRESE DEL NORDEST)

Tra le maggiori preoccupazioni degli imprenditori del terziario di mercato.
I dati sul peso dei fenomeni criminali presentati nel corso dell'iniziativa di Confcommercio "legalità ci piace".
Sull'argomento un convegno organizzato da Confcommercio, Guardia di Finanza e Camera di Commercio di Padova il prossimo 25 maggio al centro San Gaetano

Il 66,3% delle imprese del terziario di mercato del Nordest ritiene di essere penalizzato dall’abusivismo e dalla contraffazione.
Il dato, diffuso questa mattina nel corso della giornata nazionale di Confcommercio "Legalità ci piace", l'iniziativa che ha l’obiettivo di promuovere e rafforzare la cultura della legalità, che da sempre rappresenta una base fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle imprese, conferma, se mai ce ne fosse stato il bisogno, che la decennale azione di contrasto alla contraffazione di Confcom Confcommercio Padova, condotta di concerto, in primis, con la Guardia di Finanza, risponde perfettamente alle esigenze delle imprese e dell'economia locale.


Un tema, quello del contrasto alla contraffazione, che avrà un importante momento di studio e di proposte di azione nel corso del convegno "Contraffazione e tutela del valore economico veneto" in programma nella mattinata del prossimo 25 maggio al Centro Culturale San Gaetano.
Un'iniziativa realizzata di concerto da Confcom Confcommercio Padova, dalla Guardia di Finanza e dalla Camera di Commercio di Padova, condotta dal Direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini e che vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Presidente della Giunta Regionale del Veneto, Alberto Stefani, dell'Assessore Regionale Massimo Bitonci, del Vicesindaco Antonio Bressa, del Prefetto Giuseppe Forlenza, del Presidente della Camera di Commercio, Antonio Santocono e dei Comandanti Regionale e Provinciale della Guardia di Finanza, rispettivamente il Generale Guido Zelano e il Colonnello Alberto Franceschin, oltre al Presidente di Confcom Padova, Patrizio Bertin.

"Ritornando all'indagine - sottolinea Bertin - va detto che il 30% delle imprese del terziario di mercato del Nordest segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025, valore addirittura superiore al dato nazionale (29%)".
D'altra parte le aggressioni e i furti sono i fenomeni criminali percepiti in maggior aumento dalle imprese del terziario del Nordest. 
"E non si tratta solo di percezione - continua Bertin - perchè le percentuali delle aggressioni (29,7%) e dei furti (29,2%) sono superiori ai valori nazionali (pari rispettivamente al 24,1% e al 26%)".
In effetti i furti sono il crimine che preoccupa maggiormente gli imprenditori del terziario del Nordest sul piano della sicurezza della propria impresa/della propria persona/dei collaboratori (37,3%) e il dato è superiore al valore Italia (32%)". 


Ma non c'è solo questo. Il 27,2% delle imprese del Nordest dichiara di aver riscontrato episodi criminali legati alla presenza delle baby gang nella zona di operatività dell’impresa (percentuale superiore al valore Italia pari al 22,8%) e di queste il 63% è preoccupata per la propria attività. Il 37,8% degli imprenditori del Nordest teme il fenomeno della mala movida (valore superiore al dato Italia pari al 33%), soprattutto per atti di vandalismo/danneggiamenti alle strutture (45,4%) e degrado urbano (44,3%).
La fiducia nello Stato però non viene meno. Sono infatti le forze dell’ordine (70,1%) i soggetti considerati più vicini agli imprenditori minacciati dalla criminalità, seguiti dalle organizzazioni antiusura (47,8%) e dalle associazioni di categoria (34,1%). 
"Un dato, quest'ultimo - osserva Bertin - che conferma la centralità dell'associazionismo che pur non avendo compiti di "ordine pubblico", viene individuato come punto di riferimento non solo per l'impresa ma anche per le persone".


C'è poi la parte per così dire più "economica", nel senso che sempre di criminalità si tratta ma di minore impatto sociale.
E' il caso del taccheggio, subito dal 60,7% delle imprese, dato inferiore al valore nazionale (62,3%). Di queste, il 18,8% è colpita quotidianamente o, addirittura, più volte a settimana.
Nella maggior parte dei casi (85,9%) le perdite arrivano fino al 2% dei ricavi, dato leggermente inferiore al valore nazionale (88%). Ampia la gamma dei prodotti più taccheggiati: dai profumi e cosmetici (20,6%), all’abbigliamento e calzature (19,4%), dagli accessori moda (17,2%) alla piccola elettronica (14,8%) e agli alcolici (14,1%). Sistemi antitaccheggio (79,4%) e sorveglianza video/da remoto (78,7%) sono le misure più adottate dalle imprese a contrasto del fenomeno del taccheggio, così come sul piano nazionale.

"L'indagine di Confcommercio - conferma il presidente di Confcom Federmoda Veneto e Padova, Riccardo Capitanio - evidenzia come le imprese, soprattutto del settore moda, non si cullino sugli allori e anzi investano nella difesa del proprio lavoro: l'88,4% delle imprese del terziario di mercato del Nordest ha investito negli ultimi anni in misure per la sicurezza, soprattutto in videosorveglianza e sistemi di allarme antifurto. Valore che è anche leggermente superiore al dato Italia (87,3%)".


A questo punto una domanda si impone: tutto questo incide sulle chiusure di tante attività?
"Era evidente, ma l'indagine lo conferma - aggiunge Bertin - degrado urbano (39,1%), minori opportunità di lavoro (23,2%) e crescita dell’insicurezza (19,9%) sono indicate come le principali conseguenze dell’aumento delle chiusure delle attività economiche di quartiere. Qui da noi il valore sul degrado urbano è superiore al dato Italia (35,4%) e la conseguenza è che il 75,1% delle imprese del Nordest è d’accordo sulla previsione di presidi di sicurezza (come la polizia di quartiere) nelle zone in cui c’è microcriminalità (dato leggermente superiore al valore nazionale pari al 73,7%)".
Infine una sottolineatura che in Confcommercio Padova fanno da tempo: per il 54,2% delle imprese la presenza di negozi sfitti o chiusi favorisce la diffusione di microcriminalità e vandalismo.
"Il valore - conclude il presidente di Confcom Confcommercio Padova - è seppur di poco superiore al dato Italia (53,3%). Ma non è un punto percentuale ciò che conta. Ciò che conta è che una vetrina che si spegne è l'anticamera del degrado. E di questo dobbiamo rendercene conto in fretta tutti!"

PADOVA 13 MAGGIO 2026