
In provincia di Padova nel mese di maggio (21.630 nel trimestre fino a luglio).
Bertin (Confcom Confcommercio Veneto e Padova): "Non è certo una novità, ma ben difficilmente saranno posti che saranno occupati"
Sono più di 7mila (esattamente 7.020) le opportunità di lavoro in provincia di Padova nel mese di maggio 2026. Se invece guardiamo al trimestre maggio - luglio le opportunità diventano 21.630
Dunque le possibilità di lavoro tornano a crescere, seppur di circa 500 unità, dopo il calo fisiologico del mese precedente che le aveva viste attestarsi a 6.530. E tornano a crescere pure rispetto al trimestre di raffronto precedente quando erano 20.850.
I dati, come di consueto, sono quelli diffusi da Unioncamere - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior che, in tutto il Paese, intervista periodicamente dal 2017 oltre centomila imprese con dipendenti sia del settore industriale che dei servizi e offre l’andamento delle possibilità nei diversi comparti.
La provincia euganea si conferma "terra terziaria" con una percentuale del 58,1% sul totale, comunque un punto percentuale in meno rispetto al 59,1% del mese precedente. Cresce invece di due punti (dal 36,5% del mese di aprile al 38,5% di maggio) la manifattura, mentre scende al 3,4% (dopo la crescita di aprile quando aveva raggiunto il 4,5%) l'agricoltura.
“Sono dati - commenta il presidente di Confcom Confcommercio Veneto e Padova, Patrizio Bertin – che ribadiscono la centralità del terziario nel nostro territorio anche se l'ormai avviata stagione estiva "dirotta" su altre province le maggiori consistenze numeriche".
Pur rimanendo il terziario il settore di riferimento nell’offerta lavorativa, Padova e provincia non hanno, sempre per questo comparto, l’appeal del mare e del lago e, in parte, della montagna.
Un raffronto con le province di Venezia, Verona e Belluno diventa piuttosto significativo.
Venezia, forte di un litorale che va da Bibione ad Albarella (oltre che del richiamo della Serenissima), offre 14.770 opportunità di lavoro nel mese di maggio e ben 38.740 nel trimestre fino a luglio.
Verona, con le località che da Malcesine a Peschiera si affacciano sul lago di Garda, segna 10.480 opportunità di lavoro a maggio e 32.540 nel trimestre. Infine la montagna bellunese: non fa i numeri del mare (qui solo "solo" 1.920 le opportunità di lavoro a maggio e 8.560 nel trimestre), ma con una percentuale appannaggio del terziario (65,1%) che non sfigura con Verona (65,4%) mentre è inarrivabile per tutte Venezia che con l'85,9% lascia poco alla manifattura (12,6%) e pochissimo all'agricoltura (1,5%).
"Vista così, soprattutto se la confrontiamo con la totale incertezza del momento politico internazionale e con qualche preoccupazione anche di ordine sanitario, la situazione sembrerebbe oltremodo rosea - osserva il presidente di Confcommercio Veneto e Padova - però le opportunità non si traducono immediatamente in posti di lavoro".
In effetti la preoccupazione degli imprenditori è che quei posti ben difficilmente saranno occupati.
"Diciamo che non è una novità - ammette Bertin - considerato che sono ormai molti trimestri che le imprese fanno fatica ad assumere e questo, soprattutto per il commercio e, adesso per il turismo, è un fattore di rischio molto elevato perché non consente alle imprese non dico di pianificare il futuro, ma anche di gestire il presente".
Il problema è che, se non si trova manodopera, la miriade di piccole imprese, spesso a conduzione familiare o comunque con pochi collaboratori, rischia seriamente di chiudere i battenti.
"Prima della guerra Usa - Iran e al netto della crisi demografica che incide parecchio - conclude Bertin - la situazione in Veneto era di una sostanziale piena occupazione. Adesso assistiamo a qualche crisi che, potenzialmente, potrebbe essere assorbita dal nostro mondo, però la difficoltà è quella di trovare competenze e profili adeguati alle necessità delle imprese per cui, se si vuole fare "mismatch", serve un rilancio generalizzato della formazione del capitale umano".
PADOVA 14 MAGGIO 2026
