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Patrizio Bertin (Confcommercio Veneto e Ascom Padova): “Sono solo il 3,3% contro l’84,5% del contratto di Confcommercio, ma sono un’autentica discriminazione per i lavoratori e un danno per le aziende che vogliono fare qualità”

I numeri parlano chiaro: il contratto collettivo nazionale di Confcommercio copre oggi l’84,5% dei lavoratori nel settore e oltre 2 milioni e 400 mila addetti. E’ dunque il contratto più diffuso, sia nelle grandi città che nelle aree più piccole, rappresentando l’evoluzione del settore terziario, dove il commercio al dettaglio e il turismo giocano ruoli chiave. Le altre rappresentanze più significative (Federdistribuzione, Ancc, Coop, Confcooperative, Agci e Confesercenti) coprono, complessivamente, il 12,2% lasciando ad un risicato 3,3% nicchie particolari all’interno del settore terziario.  
“Ma è proprio quel 3,3% – commenta il presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova, Patrizio Bertin – che realizza una sorta di “dumping contrattuale” messo in atto da soggetti non rappresentativi ma in grado di “inquinare” l’intero comparto con una rincorsa al ribasso degli elementi di costo, negando, di fatto, quella qualità di cui il comparto stesso ha invece bisogno”.
La questione è tornata di stretta attualità nel momento in cui, nei giorni scorsi, un seminario organizzato dalla commissione dell’Informazione del Cnel, presieduta dal consigliere Michele Tiraboschi, ha comparato alcuni contratti collettivi ed esaminato le ricadute economiche e normative per imprese e lavoratori. 
Quattro i contratti del settore terziario presi in esame (Ccnl Confcommercio, Ccnl Anpit, Ccnl Cifa Confsal, Ccnl Federterziario Ugl) e cinque le figure professionali (commesso addetto alla vendita, capo-reparto, specialista, sviluppatore software e impiegato amministrativo) al centro dell’analisi comparativa della retribuzione media mensile.
“Senza entrare nel dettaglio, l’analisi – continua Bertin – ha evidenziato importanti scostamenti nella retribuzione a seconda del Ccnl applicato”.
Differenze notevoli riguardano anche i costi della partecipazione agli enti bilaterali per singolo inquadramento.
“E’ evidente – conclude il presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova – che si tratta di vera e propria concorrenza sleale che oltre che rappresentare un’autentica discriminazione nei confronti dei lavoratori, costituisce anche un danno per le imprese che poi devono confrontarsi sul mercato con chi non intende fare qualità ma punta solo a massimizzare i ricavi tagliando i costi del personale. Ciò che è stato evidenziato al CNEL dalla Commissione per l’Informazione ha certificato una realtà da tempo rappresentata da Confcommercio: contrattazione e bilateralità, risultato di relazioni sindacali mature, vanno difese da soggetti non rappresentativi”.

PADOVA 21 GENNAIO 2025

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